Notiziario
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Dal sito dell'IRRE Liguria:
Pensieri e valori di cittadinanza nel forum interregionale di Rivanazzano (Pavia)
13 marzo 2009
Graziella Zelaschi, dirigente dell’Istituto Comprensivo di Rivanazzano, che ha promosso
l’iniziativa, in collaborazione con l’Agenzia Scuola – nucleo Liguria, il Lions Club Voghera Matteo
Visconti, il Comune di Rivanazzano, l’Ufficio Scolastico Provinciale di Pavia, ha tenuto il filo
rosso della discussione nella sala del Teatro Comunale di Rivanazzano, uno spazio che per oltre due
ore ha disegnato i confini dell’autentica polis del conoscere e dell’agire. Il cuore dell’incontro è
stato rappresentato dai laboratori di filosofia e cittadinanza che stanno solcando le scuole di ogni
ordine e grado, dalle scuole primarie agli istituti tecnici e professionali, stimolando una profonda
contaminazione delle discipline.
Durante la presentazione di alcuni frammenti del dialogo filosofico di una comunità tanto
sorprendente quanto ricca di progetto e futuro come quella infantile, a catturare l’attenzione del
pubblico sono stati espressioni, disegni, aforismi, versi, percorsi di estrema raffinatezza logica che
hanno trovato dimora nei pensatoi degli allievi.
L’educazione al pensiero e alla discussione, da quasi due anni, viene praticata con successo da
bambini e adolescenti, che hanno scoperto il piacere di meravigliarsi di fronte al quotidiano e la
gioia di interrogarsi sui principi che regolano la vita dell’aula, il mondo del tempo libero, i luoghi
delle relazioni familiari.
Realizzando un’enciclopedia variegata e modulare, che unisce il potenziamento dei saperi al
rispetto della legalità, la mappa delle conoscenze alla passione dell’etica, le varie Costituzioni,
create con la fantasia e l’immaginazione dalle scuole, dimostrano come possa germogliare la
democrazia solo quanto ci si interroga, si prende consapevolezza della positività di regole e vincoli,
si scopre la vocazione di un pensare corale, dove l’individualismo di molti adulti viene superato
dalla cultura dell’accoglienza, della cura, della prossimità allo sguardo dell’altro.
Nel corso della sperimentazione, interlocutori privilegiati degli alunni sono stati i classici del
pensiero filosofico, dal mondo antico alla produzione contemporanea. In un contesto che ha unito
pensiero visivo, sviluppo delle percezioni, messa in pratica di una vera sostenibilità sociale, gli
allievi sono diventati, ad un tempo, allievi e maestri di una scuola che educa e orienta al
cambiamento, mutando il vecchio adagio della <scuola che deve preparare alla vita> nel principio
di una <scuola che costruisce insieme a tutti i protagonisti della società i molteplici accenti della
cittadinanza>. In questa ottica, profondamente innovativa, famiglie e territorio ricevono nuova linfa
da ragazzi capaci di orientarsi nella foresta di simboli che avvolge il loro universo, dai massmedia
allo sport, dalle mappe di Internet ai circuiti comunicativi.
Negli interstizi della filosofia, con la concretezza delle botteghe rinascimentali, attente al dettaglio
ma anche vicine all’universale, il cammino delle scuole si è sintonizzato sulla lunghezza d’onda del
Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, on. Mariastella Gelmini. Infatti, proprio
recentemente è stato varato il piano ministeriale su “Cittadinanza e Costituzione” che, eliminando la
frammentarietà delle educazioni (stradale, ambientale, interculturale, ecc.), intende favorire la vera
autonomia delle istituzioni scolastiche, sostenendo la sperimentazione di modelli di educazione
civile, partecipata e condivisa da tutti gli attori del contesto scolastico. In tale orizzonte formativo,
Graziella Zelaschi ha sottolineato l’importanza dello sviluppo di un percorso in verticale di
educazione al pensiero critico. Una strada variegata, rispettosa delle esperienze didattiche di ogni
istituto e, tuttavia, capace di individuare una costellazione comune, nel rivendicare la ricchezza di
una vita esaminata (come voleva Aristotele) e di un agire costantemente messo alla prova, sui
banchi di una socievolezza rinnovata nei toni e nelle sfumature del vissuto.
Dai lavori delle classi, ispirati da un serrato confronto sia con interessanti citazioni filosofiche sia
con la realtà complessa del nuovo millennio, sono sorti orizzonti di democrazia concreta, misurabili
nei comportamenti e osservabili nella capacità di affrontare problemi e ostacoli con la sapiente regia
di chi lavora in gruppo. E’ in tale contesto che i ragazzi hanno iniziato a reimpossessarsi dei
documenti elaborati dai padri Costituenti, facendone rivivere lo spirito pluralista e policentrico,
senza irrigidirsi in un astratta applicazione del testo Costituzionale, anzi giocando e divertendosi a
rimettendo in circolo parole, sentimenti, passioni della Carta Costituzionale.
Mara Saviotti, responsabile della formazione in provincia di Pavia e Graziella Arazzi, dell’Agenzia
Scuola Liguria, hanno ribadito più volte come, nel passato, sia risultato dannoso, per l’istituzione
scolastica, separare l’educazione alla convivenza civile dalla didattica curricolare. “Oggi – hanno
affermato i docenti referenti della rete Educare al pensiero. Cittadinanza e Costituzione - si tratta
di invertire la rotta. Considerare la Costituzione come oggetto sociale significa stabilire ponti e
relazioni tra i saperi, le culture, gli stili di vita dell’alunno e gli universi della legalità celebrati nella
trama costituzionale. Alla presunzione di applicare un corpus di regole, costruito una volta per tutte,
si è sostituita la prospettiva di inaugurare un sorprendente teatro della legalità, in cui la voce della
Costituzione viene compresa e tradotta attraverso altre narrazioni. Si pongono domande alla
Costituzione e nello stesso tempo la Carta dei diritti e dei doveri ci interroga, illuminando gli spazi e
i tempi della cooperazione, del dialogo, della problematizzazione e del pensare in proprio, lontano
da stereotipi e condizionamenti. Far rivivere la Costituzione significa coglierne l’eco non percepita,
scoprire un contesto di argomentazione, dove logica ed etica si traducono nell’apprendimento e
nella scelta morale. A bambini e ragazzi, imparare a imparare, interrogando e discutendo, permette
di scoprire che ogni contenuto disciplinare è intriso di motivazioni etiche e che l’etica non è
un’isola felice, lontana dalla realtà quotidiana, bensì proprio il luogo della quotidianità. Alla vita
passiva si sostituisce la vita piena di riflessione, un pensiero che è mobile, che porta in diverse
direzioni e che, proprio per questo, conduce alla considerazione delle identità plurali di differenti
soggetti, ambienti, aspetti del vivere. Disagio, rischio, emarginazione si prevengono attraverso
strumenti concreti come la capacità di raccontare il cuore di una cittadinanza comune”.
Nel corso della serata, a confermare lo scenario, sono stati illustrati i laboratori di etica e legalità,
in cui ragazzi e forze dell’ordine hanno collaborato nella ricerca dell’autentica vocazione sociale
delle comunità locali.
Dall’incontro, in cui gli adulti sono risultati efficaci mediatori di culture, è emersa una prospettiva
di estremo coraggio, la virtù democratica per eccellenza di chi, aprendosi allo sguardo di chi ha
bisogno (come rileva Zygmunt Bauman, il sociologo della modernità liquida) e coltivando i talenti
del prossimo, forgia nuovi corsi di democrazia e di legalità.
Alle autorità scolastiche e all’intero tessuto sociale i nuovi Costituenti hanno rivelato coraggio nel
decidere, libertà nel pensare e sicurezza nell’agire con cura in uno scenario collettivo, dove il
rispetto del prossimo significa anche rispetto delle generazioni future, bellezza del valore e politica
della condivisione. “Agisci in modo da aumentare le possibilità di scelta del tuo simile” affermava il
padre della cibernetica Heinz von Foerster. In molti ateliers filosofici, tale affermazione è stata
assunta come punto di partenza di un viaggio progettuale che ha condotto docenti, alunni e famiglie
a intravedere nella democrazia il luogo della speranza, della coesione, della collaborazione.
Tessendo una fitta rete di pensieri e valori, l’evento ha messo in luce l’eccellenza di un quadro
educativo che coinvolge istituzioni, imprese, università, proponendo, senza retorica, il discorso sul
liberalismo e sulla democrazia. Sullo sfondo, a orientare il dibattito e il lavoro delle scuole,
l’analisi di Francesca Rigotti, docente di dottrine politiche all’Università di Lugano, che ha risposto
alle sollecitazioni degli allievi, disegnando una suggestiva lettura di un’opera della pensatrice Judith
Shklar. Profuga ebrea, emigrata negli Stati Uniti, nel 1989, la Shklar dà alle stampe un’opera dal
titolo Liberalismo della paura. Denso e pieno di energia il messaggio della filosofa: per esercitare il
ruolo di cittadini, occorre in primo luogo rivendicare il diritto ad essere protetti dalla crudeltà di
regimi totalitari, erigendo contro le volte architettoniche della paura le piazze della discussione. In
una sorta di artificio dei pensieri, Francesca Rigotti ha messo in scena le metafore del potere
assoluto, da Hobbes ai nostri giorni, segnalando come molte dimensioni della democrazia
rappresentativa tendano a razionalizzare i processi di cittadinanza, mettendo da parte quella giusta
dose di coraggio e di passione che, invece, risulta l’anima profonda di ogni esercizio di libertà.
Come rafforzare la pratica della libera cittadinanza nel momento della globalizzazione? Per
Francesca Rigotti non ci sono dubbi: rivendicando il rispetto del limite e del vincolo, sviluppando
una realistica e concreta visione dei rischi e dei pericoli (terrorismo internazionale, guerre, crisi
economiche), senza tuttavia cedere il passo a catastrofismi di maniera, tessendo l’abito della
discussione sui dettagli di ogni situazione sociale.
Come continuare il percorso di cooperazione e condivisione per allievi e docenti della rete?
Forse seguendo le parole di Vladimir Jankelevitch, laddove ci ricorda l’importanza di esercitare la
virtù umile del coraggio, intesa “non come un azzardato spencolarsi nel vuoto” ma come “il
riconquistare il filo più importante della propria storia per renderne trasparenti le ragioni a noi stessi
e agli altri”.
Graziella Arazzi
Fonte: http://www.irre.liguria.it
PRIMA DI TUTTO ATTUARE LA COSTITUZIONE
(Documento approvato all'unanimità a conclusione dell'incontro dei comitati locali svoltosi a Firenze il 27 febbraio 2010).
Molto spesso, a fronte della pesante crisi sociale e politica che ha investito il Paese, si afferma da più parti l'esigenza prioritaria delle riforme costituzionali. Ma la priorità è veramente la riforma della Costituzione? Oggi siamo di fronte ad un sistema dilagante di corruzione che, se non è immediatamente arginato, accrescerà il diffuso senso di sfiducia dei cittadini verso le istituzioni e rischia di travolgere l'assetto democratico del nostro Paese.
Nello stesso tempo migliaia di cittadini perdono il posto di lavoro, la scuola pubblica è in una situazione pre- fallimentare, i genitori devono tassarsi per sopperire alle esigenze più elementari e migliaia di precari della scuola sono privi di posti, l'informazione pubblica è sempre più monopolizzata dall'esecutivo, la giustizia che interessa i cittadini è al collasso e il Presidente del Consiglio si preoccupa con una sventagliata di leggi ad personam di sottrarsi ai processi che lo riguardano e manifesta con sempre più insistenza intolleranza per qualsiasi forma di controllo.
L'abuso del potere di ordinanza in deroga alle leggi e della decretazione di urgenza, l'emarginazione del ruolo del Parlamento, le privatizzazioni di settori importanti dello Stato (Difesa, Università, Scuola, ecc.) sono tutte scelte che prefigurano l'idea di Stato che l'attuale maggioranza ed in particolare il Presidente del Consiglio perseguono: una repubblica autoritaria e plebiscitaria: il governo del "fare" senza regole e senza controlli.
Di fronte a questo scenario appena accennato si può affermare che oggi la priorità è la riforma della Costituzione? Le vere priorità oggi sono il ripristino dei principi costituzionali e la loro attuazione e quindi in primo luogo una riforma della legge elettorale che restituisca al Parlamento un'effettiva rappresentatività ed il ruolo primario che la Costituzione gli assegna.
Una giustizia efficiente ed uguale per tutti, un effettiva lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata, la garanzia del diritto al lavoro, una scuola pubblica qualificata e governata democraticamente un'informazione libera e pluralista sono questi gli obiettivi prioritari che si devono perseguire; è però necessario unire tutte le forze e batterci tutti insieme. A tale fine rivolgiamo un appello all'ANPI, alle OO. SS., all'associazionismo democratico ed in primo luogo all'ARCI, alle organizzazioni del mondo della scuola e giovanile ed alle forze politiche democra-tiche a favorire la creazione in tutte le realtà del Paese di comitati unitari per la difesa e l'attuazione della Costituzione.
Ci diamo sin da ora appuntamento per un prossimo incontro nel mese di aprile per una verifica dell'attività svolta e per definire gli ulteriori impegni. Per dare concretezza a tali impegni si decide di consolidare il coordinamento dei comitati con una rotazione tra i comitati del ruolo di riferimento e si auspica che possa anche realizzarsi un coordinamento tra tutte le associazioni ed organizzazioni impegnate per la difesa e l'attuazione della Costituzione. Un primo terreno di impegno comune potrebbe essere:
1. l'organizzazione della denuncia di tutti i provvedimenti in contrasto con la Costituzione promuovendo anche azioni legali;
2. socializzare tutte le forme di informazione sulle violazioni della Costituzione.
3. promuovere d'intesa con le OO. SS. e le istituzioni democratiche la conoscenza della Co-stituzione nella scuola e nei luoghi di lavoro.
4 l'organizzazione unitaria di incontri tematici di approfondimento a cominciare dalle proble-matiche relative all'insegnamento della Costituzione nelle scuole e del diritto del lavoro, sottoposto ad incursioni devastanti da parte dell' attuale maggioranza.
5 il sostegno alle lotte del mondo della scuola, impegnato contro i tagli alla scuola pubblica, i finanziamenti alle scuole private ed i devastanti provvedimenti governativi che dequalificano la scuola pubblica e la funzione che la Costituzione le assegna.
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Dal 1995 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie.
Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace. Uno degli obiettivi è la creazione di una banca dati per restituire il diritto della memoria a coloro i quali è stato negato il diritto alla vita. Ricostruire le storie delle vittime, associando ai loro nomi un volto, per non dimenticare.
fonte: dal sito di Libera
www.libera.it